La crescita demografica e la crescente attenzione verso la sostenibilità di produttori e consumatori impongono la creazione di un modello di sviluppo che implichi la produzione di cibo di qualità e in quantità, ma anche una riduzione degli sprechi alimentari, in linea con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, le strategie sull’economia circolare dell’Unione europea e la “Farm to Fork”. Lo afferma Confagricoltura in occasione della 9a Giornata nazionale di prevenzione dello speco alimentare che ricorre proprio oggi, 5 febbraio. Per prevenire lo spreco alimentare serve però l’impegno di tutti, aggiunge l’organizzazione degli imprenditori agricoli in una nota fatta propria e rilanciata da Confagricoltura Fvg, presieduta da Philip Thurn Valsassina.

Philip Thurn Valsassina


Dai dati emersi dallo studio condotto dell’Osservatorio Waste Watcher International in collaborazione con l’Università di Bologna e Ipsos sul “Caso Italia” si registra che, nel 2021, nel nostro Paese si sono sprecati circa 27 kg di cibo a persona. Sebbene l’andamento sia in calo rispetto all’anno precedente, allarmano i dati sulle quantità (3.624.973 tonnellate nel 2021) e sui costi (circa 10 mld di euro) del cibo sprecato nel corso dell’anno passato. L’iniziativa dell’Osservatorio Waste Watcher International, con il quale Confagricoltura ha avuto modo di collaborare nel quadro delle attività del Coordinamento Agrinsieme, accende i riflettori su una delle piaghe del nostro tempo e impone una reazione concreta.
Le imprese agricole del nostro Paese – afferma Confagricoltura – possono svolgere un ruolo fondamentale nella lotta agli sprechi alimentari e nella prevenzione degli stessi. L’agricoltura non spreca in quanto, per natura, fa propri concetti come il recupero, il riutilizzo e la creazione di sistemi diffusi di economia circolare. Anche in fatto di prevenzione, è fondamentale che i virtuosismi produttivi dei nostri agricoltori siano conosciuti e spiegati ai consumatori e alle giovani generazioni.
Confagricoltura, anche attraverso le proprie imprese, è in prima fila nella lotta agli sprechi alimentari affermando da sempre l’importanza di un’educazione alimentare che promuova stili di vita e consumi alimentari più sani e consapevoli. A ciò, si aggiunge la creazione di un modello che minimizzi gli sprechi nel corso dei processi di produzione, trasformazione e distribuzione. In questa operazione di educazione al consumo – conclude l’organizzazione agricola – sono necessari la collaborazione e il dialogo tra le filiere direttamente impegnate nel processo produttivo, le organizzazioni di rappresentanza, le istituzioni, ma anche le Scuole, le Università, il mondo della Ricerca e il Terzo settore, vale a dire un insieme di enti di carattere privato che agiscono in diversi ambiti, dall’assistenza alle persone con disabilità alla tutela dell’ambiente, dai servizi sanitari e socio-assistenziali all’animazione culturale.

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In copertina, bucce ma anche cibo ancora buono che finisce nella pattumiera in una immagine pubblicata da Il Sole 24 Ore.

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