C’è stato un tempo in cui il paesaggio non era solo qualcosa da osservare, ma un luogo da abitare profondamente, da conoscere nei suoi ritmi e nelle sue risorse più minute. Un tempo in cui prati, margini e sentieri custodivano un sapere diffuso e quotidiano: quello delle piante spontanee, parte integrante dell’alimentazione e della cura, capaci di integrare una dieta povera, prevenire malattie e arricchire i cibi di aromi e proprietà. A partire da questa memoria, spesso dimenticata o relegata a pratiche antiche, nasce l’incontro “Piante alimurgiche, tisane e fiori di montagna”, nuovo appuntamento della rassegna a cura del Teatro Verdi di Pordenone, R_Evolution Green, quest’anno dedicata al tema del cibo di montagna, in programma oggi, 16 aprile, alle 18 al Ridotto del Teatro.


Al centro del nuovo appuntamento, il mondo delle piante alimurgiche – quelle specie spontanee tradizionalmente utilizzate a scopo alimentare – assieme alla cultura delle tisane e dei fiori di montagna, oggi sempre più presenti nell’immaginario contemporaneo, ma spesso raccontati attraverso narrazioni semplificate o distorte. Se da un lato il fenomeno del foraging conosce una nuova popolarità, dall’altro molte delle conoscenze legate a queste pratiche si sono progressivamente perdute, mentre il marketing tende a evocare una spontaneità che raramente corrisponde ai reali processi produttivi.
A guidare il pubblico in questa riflessione saranno Antonio Sarzo, insegnante, naturalista e geografo, ed esperto di piante alimurgiche, e Carlo Santarossa, dottore agronomo e produttore di tisane. Due prospettive complementari che intrecciano saperi scientifici e pratiche produttive, offrendo uno sguardo articolato tra origine, proprietà e utilizzi delle piante spontanee, ma anche tra miti, leggende e conoscenze empiriche sedimentate nel tempo. Attraverso il loro dialogo emergerà una visione che restituisce complessità al tema della relazione tra uomo e ambiente, tra cultura materiale e biodiversità. Le piante spontanee diventano così una chiave di lettura per interrogarsi sul valore della conoscenza locale, sulla trasformazione dei paesaggi e sul rapporto, sempre più fragile, tra autenticità e rappresentazione. Come negli altri appuntamenti della rassegna, anche questo incontro invita a superare letture superficiali, proponendo strumenti critici per distinguere tra pratiche realmente radicate nei territori e costruzioni simboliche che ne sfruttano l’immaginario. Perché il cibo, ancora una volta, non è solo nutrimento, ma racconto: di un ambiente, delle sue trasformazioni e della responsabilità con cui scegliamo di abitarlo. A condurre l’incontro sarà Mauro Varotto, geografo dell’Università di Padova e curatore della rassegna, con l’introduzione dell’artista Diego Dalla Via.

Ingresso gratuito, con prenotazione online o in biglietteria. Tutte le informazioni su www.teatroverdipordenone.it

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In copertina e all’interno meravigliose distese di fiori e piante in montagna.

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