di Giuseppe Longo

Parlando dei danni provocati ai frutteti della pianura friulana, ieri abbiamo fatto cenno (nel precedente articolo)  alla strategica possibilità di difesa degli impianti produttivi mediante l’irrigazione antibrina. Un metodo rivoluzionario per l’epoca in cui fu introdotto, ma che ormai fa parte delle razionali pratiche agronomiche che vengono adottate al fine di preservare dai freddi tardivi le colture pregiate. Una tecnica che, per esempio, in Trentino Alto Adige è molto diffusa, ma che da tempo è applicata con successo anche a salvaguardia di una significativa parte della frutticoltura del Friuli Venezia Giulia. Come nel caso dell’azienda melicola “Pomis” di Peter Larcher, a Chiasiellis di Mortegliano, della quale pubblichiamo alcune emblematiche immagini.

La difesa antibrina all’azienda Pomis.

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Ma come funziona e su quale principio agisce l’irrigazione antibrina? Osservavamo, sempre ieri, che vedere gemme e fiori ricoperti di ghiaccio, il mattino che segue l’intervento di protezione, farebbe pensare a una devastazione totale dei frutteti. Invece no: l’acqua, solidificandosi, “cede calore” e mantiene la pianta a zero gradi, impedendo che venga danneggiata da temperature inferiori, come appunto quelle dell’altra notte che sono scese, come riferito, a -4. Per spiegare meglio questo metodo di difesa, ricorriamo a un ampio articolo pubblicato da “Frutticoltura Iasma Notizie” – Notiziario del Centro per l’assistenza tecnica dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, nel quale si esordisce ricordando che “il pericolo delle gelate tardive primaverili per gli impianti frutticoli diffusi in Trentino è molto frequente, in particolare nelle zone del fondovalle. Il periodo di maggior rischio va da metà marzo a metà maggio, a seconda della comparsa delle gelate in concomitanza delle fasi fenologiche più sensibili (dai mazzetti affioranti fino all’allegagione). I danni dovuti alle gelate vanno da uno scadimento qualitativo dei frutti (rugginosità accentuata o deformazione delle mele), fino alla perdita totale o parziale della produzione”. Per cui, “il metodo di difesa più sicuro in uso nelle nostre aziende per proteggere i frutteti dalle gelate tardive si attua con l’irrigazione antibrina, un sistema che sfrutta il passaggio di stato dell’acqua da liquida a solida (ghiaccio) come fonte di produzione di calore (processo esotermico)”.

Lo schema del procedimento antibrina. (Iasma)

“Per poter essere efficace – si legge ancora nell’autorevole nota tecnica – l’irrigazione antibrina deve essere attivata prima che la temperatura ambientale provochi il congelamento dei succhi cellulari ed i conseguenti danni ai tessuti, visibili dopo il loro scongelamento. Va poi considerato che all’inizio dell’irrigazione antibrina si verifica un ulteriore abbassamento di temperatura per l’evaporazione dell’acqua distribuita.
La temperatura di attivazione dell’impianto va quindi individuata osservando il termometro a bulbo bagnato e varia in funzione dello stadio fenologico delle piante. Per avere la migliore efficacia del sistema di protezione dalle gelate anche nelle situazioni limite di temperatura vanno rispettate sia alcune caratteristiche tecniche degli impianti distributivi, sia il loro corretto utilizzo”.
“Sinteticamente – prosegue l’interessante articolo dello storico Istituto san michelino – si possono qui riassumere:
• sesti ideali degli irrigatori: 16 m x 18 m;
• irrigatori con velocità di rotazione pari almeno a 1,5 giri al minuto;
• pioggia d’irrigazione consigliata: 3,5-4 mm/h;
• evitare l’azionamento dell’impianto in presenza di vento (velocità del vento superiore a 2 m/s); il vento aumenta l’evaporazione dell’acqua appena distribuita raffreddando l’ambiente, compromette la distribuzione regolare dell’aspersione, rimescola gli strati d’aria nelle gelate da irraggiamento;
• in situazioni di presenza di vento è necessario prestare particolare attenzione per essere pronti ad avviare l’impianto qualora il vento dovesse cessare improvvisamente, dando luogo ad un repentino abbassamento termico;
• osservare costantemente l’avanzamento degli stadi vegetativi;
• per cultivar molto sensibili alle gelate (es. Red Delicious, Braeburn) prestare molta attenzione all’azionamento tempestivo dell’impianto;
• è opportuno cessare l’irrigazione solo quando al mattino la temperatura inizierà a salire sopra lo zero.
Al fine di non trovarsi impreparati nel momento dell’utilizzo degli impianti antibrina si raccomandano alcune operazioni preliminari:
controllare per tempo l’impianto di irrigazione;
• verificare il livello dell’acqua nel pozzo;
• controllare il motore e la sua funzionalità;
• verificare la pressione di esercizio e che non vi siano perdite di carico (rotture di tubazioni a seguito di reimpianti);
• controllare i filtri ed il corretto funzionamento degli irrigatori;
• controllare che i termometri siano efficienti e verificare costantemente il livello dell’acqua nel recipiente per il bulbo bagnato”.
I cambiamenti climatici in atto anche in Friuli Venezia Giulia impongono, quindi, una riflessione sui metodi di difesa dalle avversità atmosferiche più dannose. E uno di questi riguarda appunto quello dell’irrigazione antibrina. Le aziende che l’hanno adottata, come appunto la Pomis, sono testimoni della sua efficacia.

Mele danneggiate dal gelo. (Iasma)

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In copertina, giovani germogli di melo protetti dall’antibrina come apparivano martedì mattina all’azienda Pomis di Mortegliano.

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