di Gi Elle

Anche il settore vitivinicolo ha subito un pesante contraccolpo a causa della crisi sanitaria da Coronavirus che ha imposto il lunghissimo lockdown, con il blocco di molte attività come quella della ristorazione. E a farne le spese è anche il Pinot grigio, vino di punta del Vigneto Fvg, ma non solo. Pochi giorni fa, riferendo della situazione a livello di Doc delle Venezie, rilevavamo infatti, sulla base dei dati consortili, come il grande bianco nonostante l’emergenza in atto avesse tenuto nei primi mesi dell’anno, soprattutto a livello di Grande distribuzione organizzata, mentre a preoccupare i vertici dell’organismo di tutela è il futuro, tanto da pensare ad adeguate misure protettive. E sulla stessa lunghezza d’onda si pone ora anche la Doc Friuli che chiede lo stoccaggio del prodotto ottenendo un coro di consensi anche da parte di Confagricoltura Fvg e Fedagripesca Fvg. Afferma, infatti, il presidente Giuseppe Crovato: «La pandemia ha reso ancora più evidente lo squilibrio tra la domanda e l’offerta di vino, soprattutto di quello maggiormente prodotto, rivendicato ed esportato in Friuli Venezia Giulia: il Pinot grigio. Il blocco totale del canale Horeca, la crescita della produzione in altri areali italiani e l’approssimarsi della nuova vendemmia hanno spinto, dunque, il consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela della Doc Friuli, a sollecitare la richiesta di stoccaggio».
«Non potendo agire direttamente, poiché l’iter del riconoscimento consortile non si è ancora completato, solleciteremo le Associazioni di categoria e la Regione a consentire una produzione di 140 q per ettaro di uva (come da Disciplinare), destinandone però 10 allo stoccaggio. Un intervento che consentirà, qualora le condizioni di mercato migliorino, di sbloccare successivamente la produzione di vino mantenendo, nel contempo, un certo calmiere sul prezzo. È una decisione che abbiamo preso dopo avere ragionato su quanto hanno fatto altre Denominazioni importanti (Doc Delle Venezie, a esempio) e vorremmo che fosse da stimolo ad altre ancora ma, soprattutto, alle Igt della Penisola per avviarsi verso un contenimento anche della loro produzione. Siamo giunti a questa conclusione – aggiunge Crovato – dopo aver valutato che le misure sulla distillazione non saranno attuate. Confidiamo pure che si avvii, appena possibile, una nuova campagna promozionale per affermare sui mercati la grande qualità espressa dal Pinot grigio del Friuli Venezia Giulia».

Giuseppe Crovato

«La richiesta del Consorzio della Doc Friuli di porre a stoccaggio 10 quintali di uve di Pinot grigio per ettaro per la prossima vendemmia è condivisibile», commenta Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura Fvg. «L’importante è che non si tratti di una semplice posizione ideologica, ma venga attuata con la finalità di garantire una maggiore redditività alle aziende produttrici. La scelta dello stoccaggio, dunque, dovrà essere condizionata all’eventuale sblocco della riserva, qualora le condizioni di mercato lo consentissero e si trattasse di una scelta che favorisse una crescita di valore per i vignaioli», conclude Pace Perusini.

Michele Pace Perusini

«È una richiesta di buon senso e che condividiamo quella dello stoccaggio di 10 quintali di uve di Pinot grigio per ettaro, avanzata dal Consorzio della Doc Friuli, per la prossima vendemmia», gli fa eco Venanzio Francescutti, presidente regionale di Fedagripesca. «Il Pinot grigio, oltre a essere il vino più rivendicato della Doc (1.712 ettari di vigna per 127.159 ettolitri), è attualmente il più richiesto e venduto a livello mondiale. Il mercato (soprattutto estero), nonostante le chiusure di questi mesi, è ancora assai recettivo e, in previsione, continuerà a esserlo. Infatti, possiamo già anticipare che le cantine cooperative della regione procederanno regolarmente con i ritiri delle uve conferite dai propri soci. Il punto vero rimane la tutela del valore dell’uva e del vino – prosegue Francescutti – ed è per questo motivo che, a fianco dello stoccaggio, a nostro avviso, serve attivare altre misure per calmierare la produzione. A esempio, serve decidere il blocco dei nuovi impianti e, inoltre, fare in modo che tutto il Pinot grigio prodotto in Italia sia regolato da una tracciabilità seria, come abbiamo proposto a livello nazionale. Queste azioni, ancora una volta – conclude il presidente di Fedagripesca Fvg – testimoniano quanto sia importante per i vignaioli regionali, lavorare in maniera coordinata anche rafforzando la rappresentanza del Consorzio della Doc Friuli e contribuire alla crescita delle adesioni e della sua forza rappresentativa».

Venanzio Francescutti

I numeri della Doc Friuli

Continua la crescita a due cifre, anche per il 2019, del gradimento della Doc Friuli fra i vignaioli della regione. Una Denominazione nata nel 2016 e che, in pochi anni, è diventata la più importante del Friuli Venezia Giulia, se si escludono quelle del Prosecco e appunto del Pinot grigio condivise, peraltro, con il vicino Veneto. I numeri relativi all’annata 2019, dunque, forniti dal Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità) di Pradamano, indicano in 3.440 gli ettari rivendicati, rispetto ai 2.497 del 2018 (+38%). Di conseguenza, crescono in progressione gli ettolitri prodotti che passano dai 183.348 del 2018, ai 240.406 del 2019, con un aumento del 31%. Il vino più rivendicato resta sempre l’”internazionale” Pinot grigio (1.712 ettari per 127.159 ettolitri) seguito, a grande distanza, dal Merlot (269 ettari per 17.870 di vino prodotti). Il Friulano (255 ettari per 17.491 ettolitri di ex Tocai), l’autoctono più rivendicato, conquista il terzo posto spodestando dal podio lo Chardonnay.

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In copertina, una bella produzione di Pinot grigio in Friuli Venezia Giulia.

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