«È il giusto riconoscimento a una realtà densa di specificità qual è il Friuli Venezia Giulia, nella quale le ricchezze naturali e forestali hanno potuto mantenere il loro aspetto e le biodiversità, oggi un elemento fondante della cultura del territorio assieme a prodotti tipici e peculiarità dell’agroalimentare, tra esse la vitivinicoltura, che hanno rappresentato e rappresentano l’identità, le tradizioni, l’attrattiva dell’area». L’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, commenta con queste parole la realizzazione della pubblicazione “La fotografia entra nel bosco” curata dal Centro didattico naturalistico di Basovizza, con la collaborazione dei Musei provinciali di Gorizia, e pubblicata dal Centro stampa della Regione Fvg, che il Corpo forestale regionale ha realizzato in occasione della designazione di Gorizia e Nova Gorica quale Capitale europea della Cultura 2025. Pubblicazione, che accompagnerà gli ospiti della nostra regione, ma anche gli internauti che sceglieranno di approfondire la loro conoscenza dell’area e visitare il territorio del Friuli Venezia Giulia assieme a Gorizia e a Nova Gorica, e che può essere visionata e scaricata dalle pagine web del Centro didattico naturalistico di Basovizza sul sito della Regione Friuli Venezia Giulia oppure ritirata in copia cartacea negli Urp di Gorizia, Trieste e Udine, nella sede di Gorizia dell’Ispettorato forestale, nelle Stazioni forestali di Gorizia, Monfalcone, Duino Aurisina, Trieste e al Centro didattico naturalistico di Basovizza.
Presenta una ventina di immagini boschive risalenti ai primi decenni del ‘900, scattate per lo più dai funzionari forestali dell’epoca con l’intento di documentare sia il loro operato sul territorio, sia le maestranze impiegate nelle varie attività dell’allora filiera produttiva boschiva.
Le fotografie spaziano dalle piantagioni realizzate sulle dune sabbiose di Grado a partire dal 1898 e impresse su lastre dal commissario forestale goriziano Corrado Rubbia, a quelle dei rimboschimenti artificiali di pino nero sul Carso, iniziati nel 1883 e fotografati nel 1900 dall’atelier goriziano del fotografo Anton Jerkic per essere poi esposte perfino all’Esposizione mondiale di Parigi. Dall’archivio romano del forestale Dino Crivellari sono state, invece, recuperate alcune spettacolari immagini degli anni Venti del secolo scorso, relative ai boschi demaniali di Tarnova (Trnovo), attraverso le quali ritornano idealmente al loro posto di lavoro alcuni dei protagonisti di quei palcoscenici naturali e silvani: boscaioli, vivaiste, forestali, carbonai, carrettieri, trasportatori, piantatrici, abili artigiani del legno, cestai e segantini.
«Gli osservatori più attenti – specifica Zannier – ma anche i curiosi del territorio, potranno riconoscere nelle varie immagini proposte e recuperate anche in altri archivi privati, come quelli di Amerigo Hofmann, Francesco Caldart e Carlo Semolic, l’aumento razionale delle produzioni legnose, dei tagli boschivi, il potenziamento della sorveglianza contro furti e contrabbando e l’oramai prossimo arrivo, anche nelle foreste giuliane, della meccanizzazione. Nel giro di pochi anni – aggiunge l’esponente della Giunta Fedriga – da quegli scatti quella lunghissima secolare tradizione di tecniche manuali ereditate nel tempo sarebbe stata rapidamente sostituita dalle nuove tecnologie, che portarono alla trasformazione di gran parte delle lavorazioni forestali condannando all’oblio gli attrezzi, il significato dei loro nomi e anche il sapere trasmesso dal loro utilizzo».
Le immagini che concludono la pubblicazione, scattate dallo studio artistico fotografico Giovanni Battista Mazucco, illustrano la segheria demaniale di Gorizia, inaugurata nel 1939, che lavorava esclusivamente i legni provenienti dalle foreste demaniali goriziane; con i nuovi confini la segheria perse la sua importanza e fu definitivamente chiusa negli anni Ottanta.
«Le mutevoli frontiere e lo scorrere del tempo – prosegue l’assessore alle Risorse forestali – con il susseguirsi delle generazioni hanno dunque cambiato i rapporti, i legami e anche i ricordi di quella filiera forestale goriziana, oramai quasi dimenticata». Nel ricordarla, Zannier, conclude evidenziando che «grazie al certosino lavoro del Corpo forestale regionale oggi è possibile visitare questi boschi fotografati circa un secolo fa: sono ancora preziose, versatili e insostituibili risorse rinnovabili: essi rappresentano il risultato delle tecniche culturali del passato e costituiscono il patrimonio globale e culturale del nostro futuro».

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In copertina e qui sopra due belle immagine pubblicate nel volume fresco di stampa.

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