di Claudio Soranzo

Un vero peccato che tra le cerimonie non effettuate a causa del lockdown ci fosse anche una – addirittura in Campidoglio, a Roma – che avrebbe coinvolto e messo in evidenza a livello nazionale due aziende agricole del Friuli Venezia Giulia. Si tratta della Tenuta Luisa di Corona, frazione di Mariano, e del Caseificio Dario Zidaric di Prepotto del Carso, frazione di Duino Aurisina. Le due note e apprezzate realtà nostrane erano state invitate nella Capitale, il giorno di San Martino, dove si sarebbero viste attribuire la famosa “Bandiera Verde Agricoltura”, che si erano aggiudicate per l’anno 2020, diciottesima edizione del premio nazionale organizzato dalla Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori. Ma anche la Protomoteca è rimasta chiusa per l’emergenza sanitaria, e non si sa ancora quando le due aziende potranno ricevere il loro prezioso vessillo verde, da far garrire sul pennone più alto della propria azienda.

I Luisa, la tenuta e la cantina.

La “Bandiera Verde Agricoltura” è un riconoscimento che premia Aziende agricole, Regioni, Province, Comuni, Comunità montane e Parchi che si siano particolarmente distinti nelle politiche di tutela dell’ambiente e del paesaggio, anche a fini turistici, nell’uso razionale del suolo, nella valorizzazione dei prodotti tipici legati al territorio, come pure nell’azione finalizzata a migliorare le condizioni di vita ed economiche degli operatori agricoli e più in generale dei cittadini.
Requisiti essenziali per l’ottenimento sono i piani di investimento tesi alla salvaguardia, alla valorizzazione e promozione dell’agricoltura, dell’ambiente e delle qualità e tipicità agricole ed enogastronomiche locali. Il marchio della bandiera è costituito da uno stemma rettangolare di colore verde con al centro un logo di forma circolare raffigurante tre colline stilizzate sovrapposte, di cui la collina in alto è di colore verde chiaro, quella centrale verde scuro e quella in basso di colore marrone.
I riconoscimenti e i titoli sono sono stati assegnati a 14 campioni della nuova agricoltura italiana, scelti in base a specifiche categorie e relativi all’ambito ecologico, sociale, innovativo e tecnologico. Per la sezione Agri-farmhouse il premio è andato alla “Tenuta Luisa”, mentre per la sezione Agri-ecology il riconoscimento è stato appannaggio dell’Azienda agricola “Zidaric Dario”.
Gli altri 12 premi sono stati assegnati ad aziende dell’Abruzzo, dell’Emilia-Romagna, del Piemonte, della Toscana, del Lazio e della Puglia. Il premio Agri-Med è stato vinto dall’Associazione di Tecnici “Hak”, impegnata in Siria nell’ambito della sicurezza alimentare. I Premi Speciali sono approdati in Toscana, Marche, Calabria e Abruzzo. Infine, l’Agri-press international è andato alla testata online Olive Oil Times.
La Tenuta Luisa è una splendidà realtà agricolo-turistica che unisce sapientemente tradizione e innovazione, alla costante ricerca di una fusione che riesca a determinare prodotti di eccellenza. Una filosofia che raggruppa tre generazioni dei Luisa, un nucleo familiare che da quasi cent’anni produce un vino di qualità straordinaria, per coinvolgere chi lo beve in una vera e propria emozione.
Duro lavoro, infinito coraggio e giusta lungimiranza hanno portato i Luisa a crescere negli anni, raggiungendo ben 100 ettari di terreno coltivato nella Doc Friuli Isonzo e oltre 350 mila bottiglie prodotte, esportate in tutto il mondo. Gli ingredienti per farsi amare e degustare le loro eccellenze sono racchiusi in un vortice di entusiamo che pervade tutti gli attori della tenuta, nonché l’ottimo prodotto e l’accogliente atmosfera in cantina, per far sentire a casa i propri ospiti degustando un buon calice di vino attorno al fogolar furlàn, costantemente acceso. Con il valore aggiunto rappresentato dallo spettacolare agriturismo abbinato, sorto dalla restaurazione dell’antica cantina dove tutto ebbe inizio nel lontano 1927. E’ dotato di tre camere, una junior suite e ben sette appartamenti, dove regna il fascino della storia e il piacere del silenzio incontaminato della natura, dove il turista arriva da cliente e riparte da amico.

Dario Zidaric, lo Jamar e la ricotta.

L’altra bellissima realtà del nostro territorio è rappresentata dal caseificio di Dario Zidaric, che produce tra l’altro lo “Jamar”, un delizioso e impareggiabile formaggio di grotta. Qualcosa di straordinario che si realizza nelle profondità della grotta carsica che Dario ha trasformato in uno scrigno dove, a temperatura costante di 12°, maturano le forme di “Jamar” (tradotto dallo sloveno: uomo di grotta). Durante la cagliata le forme riposano un paio di giorni per poi essere tagliate, macinate, salate e riposte a mano negli stampi. La procedura prevede poi la stagionatura in cantina, quindi quattro mesi in fondo alla grotta (profonda 70 metri e visitabile – bisogna essere magri – per ammirare le muffe che si sviluppano attorno ai formaggi) e infine altri due mesi in cantina.
I momenti più delicati della lavorazione sono l’entrata e l’uscita dalla grotta. Le forme salgono e scendono in contenitori cilindrici con un sistema di carrucole e appoggiati sul fondo. Il risultato è un formaggio a pasta semidura, friabile, talvolta erborinata, dagli aromi intensi e persistenti, che ricorda l’ambiente carsico dove viene affinato. Il sapore caratteristico dello “Jamar” raccoglie poi la fragranza del latte e assume contorni forti e piccanti. L’azienda Zidaric produce anche caciotte, il “Tabor” (a pasta semicotta e pressata, ottimo alla piastra), la ricotta, lo yogurt e il “Mlet” al pepe, da accompagnare con miele, marmellate o mostarde. In cucina si sposa bene con la polenta o la pasta tipo cacio e pepe.

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In copertina e qui sopra il logo dell’importante riconoscimento.

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