Luci e ombre sulle vendite di pesce ai tempi della pandemia. Questo è il quadro della situazione tracciata dall’Associazione italiana piscicoltori di Confagricoltura, avvalorata da uno studio commissionato a Crea-Mc. «Il settore – sottolinea Pier Antonio Salvador, presidente Api e titolare di impianti di troticoltura dell’azienda agricola di famiglia a Sacile – sta attraversando un ulteriore periodo di crisi a seguito delle nuove misure attivate per ridurre la diffusione del Covid-19. Il nuovo blocco dell’Horeca, delle pesche sportive e di buona parte delle esportazioni causa grossi problemi agli allevamenti, che guardavano con speranza al futuro».
Per contro, il rimanere a casa ha avuto risvolti positivi sui consumi domestici di pesce, facendo registrare una crescita dell’11 per cento dallo scorso marzo, ancor più significativa se viene raffrontata con altri alimenti: solo la pasta e la verdura presentano incrementi superiori. Nel periodo di emergenza sanitaria, mette in evidenza la ricerca, si registra anche una maggior sensibilità sull’origine: le famiglie mostrano una spiccata preferenza per il pesce allevato in Italia, perché ritenuto di migliore qualità e più controllato, rispetto al prodotto di importazione.
«Quello che stiamo vivendo – rimarca Salvador – è un periodo estremamente difficile, che ha fatto riflettere e approfondire i temi dell’importanza di un’alimentazione equilibrata per la salute. Sempre più viene riconosciuto il valore dell’acquacoltura, che gioca un ruolo fondamentale nel comparto ittico italiano, europeo e globale, perché produce alimenti di qualità e genera occupazione».
Il 48 per cento dei consumatori, si legge nello studio, continua a modificare le proprie abitudini alimentari in conseguenza della pandemia. E sono cambiate anche le modalità di preparazione del pesce: il 10 per ceto dei consumatori, grazie alla possibilità di avere più tempo per sperimentare, ha migliorato la capacità di provare nuove ricette, cucinando ottimi piatti pure a casa. Per quanto riguarda gli acquisti, invece, anche se non si osservano particolari criticità riguardo alla vendita di pesce fresco al supermercato, molti hanno cambiato luoghi e modalità, optando per la consegna direttamente dalle aziende di acquacoltura, o per l’”home delivery”. «È fondamentale – conclude Salvador, ribadendo la mission dell’Api – fornire una giusta e puntuale informazione sul comparto, sull’importanza di una corretta etichettatura e tracciabilità, anche attraverso i vari canali social».

Un’orata allevata.

L’Associazione piscicoltori italiani (Api), aderente a Confagricoltura, associa più di 300 imprese di allevamento di pesce, che rappresentano oltre il 90 per cento delle imprese ittiche dell’acquacoltura del nostro Paese, con una produzione che, lo scorso anno, ha raggiunto le 60.000 tonnellate di prodotto e una Plv superiore ai 286 milioni di euro.

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In copertina, ecco un impianto per la troticoltura in Friuli Venezia Giulia.

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