di Giuseppe Longo

Prosecco dunque sì, Collio-Brda no, almeno per ora. Le meravigliose colline di Conegliano e Valdobbiadene sono Patrimonio mondiale dell’Umanità, mentre quelle non meno belle a cavallo tra Italia e Slovenia, o meglio tra Friuli e Castel Dobra più zone contermini, possono attendere, perché il discorso è rinviato a un’altra sessione del vertice Unesco. Un grande risultato, storico, quello della Provincia di Treviso che porta a ben 55 i siti riconosciuti dall’Organizzazione internazionale in Italia.

La zona del Prosecco Docg a Valdobbiadene.

Sembrava che qualcosa si fosse inceppato nel complesso meccanismo dell’iter per il riconoscimento delle colline venete, invece il Comitato mondiale Unesco riunitosi qualche giorno fa a Baku capitale dell’Azerbaigian ha dato il via libera con generale soddisfazione degli amministratori della vicina Regione, già raggianti per aver appena incassato la promozione di Cortina ai Giochi olimpici invernali del 2026, dei produttori e loro organizzazioni, anche se non è mancata qualche voce fuori dal coro. E’ chiaro che il Marchio Unesco riguarda la zona propriamente collinare, splendida senza ombra di dubbio come dimostrano le foto che pubblichiamo, scattate un paio di anni fa nella zona di Valdobbiadene dove si produce il Prosecco Docg e dove c’è anche l’“isoletta” di Cartizze – un po’ come il nostro Ramandolo sui Colli orientali del Friuli – che rappresenta la vera punta di diamante di queste “bollicine” che hanno conquistato il mondo. Quindi non l’intero comprensorio di produzione del Prosecco che è interregionale, estendendosi tra Veneto e Friuli Venezia Giulia anche nelle aree di pianura, avendo fatto leva proprio sul nome del piccolo paese del Carso Triestino – Prosecco, appunto – che ha consentito di “ancorarvi” l’intera area geografica. Solo in questo modo si è potuto continuare a commercializzare il vino ottenuto dal vitigno Glera, etichettandolo come Prosecco, un nome che oggi è sulla bocca di tutti, nel Vecchio come nel Nuovo Continente.

Vigneti Collio tra Cormons e Dolegna.

Nulla di fatto invece – si spera, come dicevamo all’inizio, almeno per ora – per la zona Collio-Brda, nonostante la “pratica internazionale”, riguardando appunto due Stati confinanti, fosse suggestiva e potesse indurre a previsioni ottimistiche, sebbene da parte slovena, a un certo punto, era sembrato ci fosse un certo “raffreddamento”, non tanto nell’interesse, quanto nella possibilità di predisporre tutto il materiale richiesto dalla procedura. E che doveva essere presentato entro il 30 giugno scorso. Cosa che poi è però puntualmente avvenuta, ma senza ottenere ancora il via libera. Per cui bisogna continuare a lavorare. Diego Bernardis, oggi consigliere regionale, che in veste di sindaco di Dolegna del Collio aveva promosso con entusiasmo e convinzione l’avvio dell’iter per dare un giusto  riconoscimento a questa zona vitivinicola, che si è fatta apprezzare soprattutto con i suoi grandi vini bianchi in tutto il pianeta, spiega: “In realtà, non è uno stop. A Baku il nostro progetto Collio/Brda è stato presentato (dalla Slovenia), ma non bocciato, poiché noi dobbiamo ancora entrare in Tentative List e l’obiettivo, ora, non essendoci riusciti sei mesi fa (per vari motivi, ma principalmente perché la Slovenia non era pronta), è per febbraio 2020”.

Tutto rinviato, dunque, per cui c’è da sperare che nella prossima occasione il Progetto Collio-Brda possa avere il tanto auspicato semaforo verde. Anche perché Collio e Brda hanno non solo le carte a posto ma tutte le caratteristiche paesaggistiche, ambientali, economiche e sociali per ambire all’importante titolo di Patrimonio dell’Umanità per questa bellissima zona che si estende senza soluzione di continuità a cavallo di un confine che ormai è tale solo di nome, ma non di fatto. Per cui possono soltanto attendere, con l’auspicio che la prossima sia appunto la volta buona.

La zona Brda a Castel Dobra. 

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In copertina, il Collio nella zona di San Floriano, a ridosso del confine con la Repubblica di Slovenia.

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