di Giuseppe Longo

Assoenologi ha appena reso noti i dati definitivi dell’ultima vendemmia – 49 milioni di ettolitri, in Fvg 1 milione 853 mila – che sul settore vitivinicolo si abbatte come un uragano (ricordate Vaia poco più di tre anni fa?) una nuova avversità, normativa però, che si coniuga con quelle patite dai produttori nell’interminabile emergenza pandemica. Il vino, infatti, farebbe molto male – contrariamente a quanto si sapeva, sempre ovviamente con moderati consumi -, aprendo addirittura la porta all’insorgenza del cancro. Tanto che c’è stata una immediata levata di scudi da parte di quattro Regioni rinomate per la produzione enologica. Infatti, gli assessori alle Risorse agroalimentari di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia e Piemonte hanno fatto fronte comune dopo l’annuncio dei contenuti del Piano d’azione predisposto dalla Direzione generale per la sicurezza alimentare per la lotta al cancro (Europe’s Beating Cancer Plan), contenente alcune indicazioni che, dicono gli assessori, “hanno dell’incredibile”. Proprio perché – si sottolinea in una nota Arc – il consumo di vino, secondo il documento pubblicato pochi giorni fa dalla Commissione Ue, nuocerebbe gravemente alla salute: senza se e senza ma.

Stefano Zannier

“Il consumo moderato e consapevole del vino, che fa parte delle tradizioni e dello stile di vita degli europei, sarebbe quindi assimilato all’abuso di alcol e di superalcolici – scrivono invece in una nota congiunta gli assessori, tra i quali Stefano Zannier per il Friuli Venezia Giulia -. Rileviamo come tutto ciò si ponga in antitesi con quanto la comunità scientifica ha più volte affermato, riconoscendo al vino importanti ricadute positive sulla salute sia per i benefici apportati da piccole quantità di alcol sia per gli altri componenti di questa bevanda, tra i quali diversi antiossidanti sicuramente “amici” della nostra salute. Le conseguenze per uno dei settori più importanti dell’agricoltura italiana ed europea sarebbero devastanti: le politiche di sviluppo che da sempre accompagnano il settore sarebbero infatti messe pesantemente in discussione e tutto ciò sarebbe addirittura accompagnato dall’invito a riportare sulle etichette immagini e scritte che oggi siamo abituati a vedere sui pacchetti di sigarette“. Per i rappresentanti regionali le rassicurazioni che la vicepresidente della Commissione Ue, Margaritis Schinas, si è affrettata a rilasciare, seppur incoraggianti, non sono però sufficienti ad eliminare le preoccupazioni in ordine ad un’iniziativa dettata dalla disinformazione degli uffici di Bruxelles che va censurata con decisione. “Ci adopereremo pertanto in tutte le sedi competenti, sia a livello nazionale sia a livello comunitario – concludono gli assessori -, per evitare che tutto ciò si traduca in un disastro annunciato”.

Rodolfo Rizzi

Se passasse, infatti, questa linea comunitaria sarebbe arrecato un gravissimo danno all’immagine del vino che, come è noto, è da sempre un alfiere delle nostre eccellenze agroalimentari, sia in fatto di quantità che di qualità. Una produzione che nell’ultima vendemmia – come ci ha comunicato il presidente di Assoenologi Fvg, Rodolfo Rizzi – si attesta nel Belpaese esattamente su 49.066.003 milioni di ettolitri, mentre in Friuli Venezia Giulia se ne sono prodotti 1.853.184, di cui 1.574.458 bianchi e 278.727 rossi. Tipologie che a livello nazionale quasi si equivalgono: 28.652.226 bianchi e 20.413.777 rossi. C’è quindi da sperare che la normativa “in itinere” sia bloccata e rivista come chiedono i quattro assessori regionali all’Agricoltura. Altrimenti, ai disastri causati dal Covid e dai provvedimenti anti-contagio, se ne aggiungerebbero altri, i cui effetti sarebbero facilmente immaginabili.

Vigneti collinari in Fvg.

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In copertina, il Friuli Venezia Giulia è vocato a produrre grandi vini bianchi sia fermi che spumanti.

 

 

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