(g.l.) Il futuro assetto del Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia divide i vertici dello stesso. Infatti, se da un lato il Cda della centenaria cooperativa, con il presidente Gino Vendrame – che è pure leader della Coldiretti friulana -, si è espresso favorevolmente, con gli opportuni approfondimenti, sul progetto Cai di aggregazione che prevede la nascita di un grande e potente gruppo nazionale, dall’altro Confagricoltura Fvg, con Piergiovanni Pistoni e i propri consiglieri, ha bocciato l’operazione che, come appare evidente, è di portata storica. E questo perché Vendrame e Pistoni sono portatori di visioni diametralmente opposte, come emerge con chiarezza nei due comunicati ufficiali che pubblichiamo.

Vendrame: multinazionali
con noi meno aggressive

Una valutazione attenta e ponderata di obiettivi e vantaggi che il progetto nazionale Cai porta in dote al Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia. E’ quanto deciso dal consiglio di amministrazione della grande coop di Basiliano con l’approvazione della delibera che dà il via libera al progetto Cai «per analizzare in ogni aspetto possibile i pro e i contro, così da poter prendere infine una decisione ponderata. Prima in consiglio poi in assemblea dei soci, che è sovrana», spiega il presidente del Consorzio Gino Vendrame.
L’importante, per il presidente del Consorzio, è che i soci siano nella condizione di fare una scelta a ragion veduta. «La paura provoca solo immobilismo e staticità, esattamente il contrario di quello che oggi serve alle nostre imprese chiamate a confrontarsi con la concorrenza di un mercato complesso dove agiscono anche realtà frutto di grandi aggregazioni. Per questo vogliamo pensare a un progetto di futuro per l’agricoltura italiana per garantire anche alle piccole e medie imprese agricole una centrale unica per l’acquisto di mezzi tecnici, gasolio e concimi, così da spuntare un miglior prezzo, strutturare filiere per riorganizzare le produzioni, sfruttare le strutture che già ci sono per lavorare anche il prodotti di altri, per essere in grado di proporci non solo in casa ma anche oltre confine».
Un vantaggio che per il presidente è particolarmente evidente nel caso del Friuli Venezia Giulia, trattandosi di una regione che di confini ne ha addirittura due. «Il progetto Cai ci difenderà dal punto di vista produttivo ed economico, mettendoci in condizione di non subire più gli attacchi delle multinazionali, ma di competere con loro. Saremo noi, in futuro, a proporre i nostri prodotti, servizi e mezzi tecnici anche fuori dall’Italia, perché il Fvg non è solo un corridoio di entrata per gli altri. E’ e deve essere sempre più, soprattutto, un corridoio di uscita per il nostro made in Italy». Il percorso di approfondimento potrà contare su tutto il tempo necessario. Vendrame garantisce: «Vogliamo fare le cose con passi sicuri, perché deve essere una decisione convinta e consapevole».

Pistoni: ma così perderemo
il nostro ruolo storico

I consiglieri di Confagricoltura Fvg del Consorzio Agrario Fvg, per la seconda volta in due mesi, si sono trovati nelle condizioni di esprimere un voto contrario rispetto a quanto proposto dal presidente durante i lavori del CdA. In questo caso, all’ordine del giorno c’era l’avvio delle procedure per conferire gli asset consortili ad alcune società che ruotano attorno al progetto di Cai Spa e Bonifiche Ferraresi Spa. «In via prioritaria – spiega il vicepresidente della cooperativa, Piergiovanni Pistoni – avevamo chiesto di rinviare la votazione sul “progetto Cai Spa” e valutare se fosse il caso di aprire un confronto a livello nazionale, vista l’importanza dell’operazione proposta. Avevamo pure chiesto di anteporre a questa decisione la possibilità di valutare se esistessero, in regione e nell’area del Nordest, le condizioni per costruire aggregazioni locali con imprese simili evidenziando pure il fatto che, attualmente, è in corso un’iniziativa di integrazione con il Consorzio Agrario di Treviso. Ma il presidente non ha ritenuto utile valutare le nostre proposte alternative».
Secondo quanto illustrato in seguito, il Consorzio Agrario, spogliandosi delle reti commerciali, dei beni, dei servizi, del personale e del capitale immobiliare a esso intestato, conferendo tali attività a diverse società, non svolgerà più l’attività consortile in via diretta a favore dei propri associati (esercitando concretamente l’impresa sul territorio), ma in via indiretta, avvalendosi delle prerogative del socio nell’assemblea di Cai Spa, in difformità da quanto previsto dalla normativa vigente che inquadra i Consorzi Agrari come società cooperative.
«Questa incontrovertibile situazione giuridica è gravida di conseguenze sul piano sociale ed economico – avverte Pistoni -. Il Consorzio Agrario non si porrà più nel territorio come interprete diretto delle esigenze dei produttori agricoli associati, ma opererà come semplice “corpo intermedio” con l’organizzazione “sovraordinata” di Cai Spa. Con ciò si viene a perdere il ruolo e la funzione storica e istituzionale del Consorzio Agrario che si priva dell’esercizio dell’attività consortile sul nostro territorio. Dispersione patrimoniale; perdita della caratteristica di società cooperativa mutualistica, in quanto non esercita in via diretta e immediata l’impresa, ma in modo indiretto attraverso la partecipazione a una società lucrativa dalla quale trarre “eventuali” utili; governance di Cai Spa, quale si manifesta attraverso i patti parasociali da sottoscrivere, con nessuna voce in capitolo per i territori; sono le altre criticità del “progetto Cai Spa” che abbiamo sottolineato dettagliatamente al CdA e che hanno costituito il punto di forza a sostegno del nostro voto contrario», conclude Pistoni.

In copertina, un’immagine della sede del Consorzio agrario Fvg; all’interno, il presidente Gino Vendrame e il vice Piergiovanni Pistoni.

 

 

 

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