«Prima della prima guerra mondiale, eravamo il Paese più bello del mondo, ma anche uno dei più poveri. Ora non saremo il più bello, ma fortunatamente nemmeno il più povero. Siamo diventati un Paese “carogna”, che odia i giovani e la creatività, ma siamo anche un Paese “buono” perché siamo attenti al gusto e alla qualità del cibo e della vita». Sono le parole con cui il mitico Philippe Daverio diede inizio a un’entusiasmante conferenza, organizzata dalla Camera di Commercio friulana, nel 2011, alla Fiera di Udine nell’ambito di “Cibo2020”, percorso del progetto camerale Friuli Future Forum «con cui – ricorda il presidente Giovanni Da Pozzo – volevamo immaginare assieme a ospiti ed esperti gli scenari di sviluppo del nostro agroalimentare.

Daverio come sempre trascinò il pubblico, attentissimo e affettuoso, nel suo viaggio di parole, tra futuro, arte, politica, cultura e ovviamente cibo, fil rouge del nostro incontro e tema particolarmente caro all’eclettico giornalista, scrittore, impareggiabile storico dell’arte, raffinato pensatore e insuperabile divulgatore. Daverio è stato anche un grande amico della nostra terra, che ha visitato spesso, lasciandoci ogni volta un ricordo in più, un prezioso regalo in termini di conoscenza», aggiunge Da Pozzo. «Quando venne da noi, nel 2011, con il nostro progetto sul cibo guardavamo proprio a quest’anno, il 2020, senza poter nemmeno lontanamente prevedere la sua complessità e “imprevedibilità”. E ora – conclude Da Pozzo – vorremmo saperla interpretare e raccontare con la sua sempre straordinaria, originalissima voce».

Daverio fu intervistato per l’occasione da Walter Filiputti. Il dialogo è su youtube, tra i video del profilo di Friuli Future Forum.

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In copertina, Philippe Daverio con il presidente Giovanni Da Pozzo e all’interno altre due immagini di quell’incontro del 2011.

(Foto Anteprima – Simone Ferraro)

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