di Giuseppe Longo

Tutti hanno ancora bene impressa nella memoria, come uno fra i più brutti episodi recenti, la gravissima gelata notturna del 21 aprile di tre anni fa, quando ci fu una devastazione di vigneti ma anche di frutteti di tutto il Friuli Venezia Giulia, con produzioni in certi casi quasi annientate. In quella occasione, si era trattato di uno dei fenomeni più tardivi che si ricordino. Ma purtroppo queste avversità sono ricorrenti in primavera, tanto che è evidente la necessità, da parte degli agricoltori, di premunirsi dotandosi dove è possibile di moderni ed efficaci accorgimenti, come gli impianti antibrina.
In questi giorni siamo in anticipo di circa un mese rispetto a quell’infausta data del 2017, ma l’annunciato arrivo di correnti siberiane – ovviamente gelide! – ha bruscamente interrotto una primavera che ormai stava viaggiando spedita, con il termometro a ben oltre i venti gradi nelle ore più calde. Così, tra il 23 e il 24 marzo l’abbassamento della temperatura è stato molto consistente, spingendosi fino a 4 gradi sotto lo zero. Cosa che non pare essersi ripetuta, perlomeno in modo così accentuato, questa notte, visto il rialzo delle minime che l’Osmer Fvg prevede si mantenga sempre più evidente anche nei prossimi giorni.
Tutto da copione, insomma. Un inverno troppo mite – il contrario di quello che auspicavamo per potere ripulire le campagne da almeno un po’ di cimici, molte delle quali abbiamo visto rifugiate nelle nostre case anche in tutti questi mesi “freddi” – ha fatto strada a una primavera che ha esordito con il “botto” al contrario, cioè con un vero e proprio tonfo della temperatura che nella pianura friulana si è abbattuta sui frutteti (melo, pero, pesco, kiwi) con danni che si annunciano già molto pesanti in quelli non protetti dall’irrigazione antibrina, visto l’avvio della fioritura  che è stato favorito dalle calde giornate di metà marzo. Ma non dovrebbero, almeno così si spera, registrarsi gravi conseguenze sulla vite, non essendo ancora un vistoso germogliamento neppure nelle varietà più precoci. E’ infatti appena terminata pressoché ovunque la potatura invernale e dai tralci tagliati e piegati comincia a sgorgare la linfa che la ripresa vegetativa mette in movimento, tanto che questo periodo è conosciuto come quello del “pianto”.
Come dire, che non ci lasciamo mancare proprio nulla in questo sfortunato periodo. L’ancora giovane anno bisestile si sta manifestando proprio alla grande, con un virus implacabile, terremoti oltre confine e avversità atmosferiche: c’è ancora qualcuno che non crede al proverbio friulano “An bisest nuje di sest!” (anno bisesto nulla di sesto)? Per cui c’è da sperare, almeno per quanto riguarda le campagne più esposte, che non si ripetano episodi avversi come quello della gelata che si è appena abbattuta. Ma il pericolo, almeno fino a Pasqua (12 aprile), incombe, per cui occhio alle previsioni meteo. E alle prime avvisaglie chi può non ha che da premere il pulsante degli irrigatori notturni, i cui effetti offrono al mattino immagini che indurrebbero a temere una vera e propria distruzione. Invece quegli “involucri di ghiaccio” proteggono con efficacia le gemme e i fiori già sbocciati che ci daranno la nuova produzione.

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In copertina e qui sopra viti devastate dalla gelata del 21 aprile 2017 nella zona di Nimis, sui Colli orientali del Friuli.

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