di Giuseppe Longo

È  la suggestiva cornice del Mulino di Borgo Ampiano, a Pinzano al Tagliamento, a ospitare da oggi al 13 giugno “Le donne del colore”, mostra delle artiste Marta Polli ed Ennia Visentin. L’iniziativa è a cura del Comune rivierasco e dell’Ecomuseo Lis Aganis. Molto intenso il programma che si svilupperà nell’arco di un mese e che ruota sulle proprietà che hanno numerose specie vegetali – per esempio, la cipolla rossa di Cavasso Nuovo e della Val Cosa che ha interessantissime proprietà – di rilasciare pigmenti utili per colorare lane e tessuti senza ricorrere alla chimica, di cui invece fa largo uso l’industria dell’abbigliamento. Proprio oggi, infatti, hanno inizio le escursioni e i laboratori con le piante tintorie a cura della stessa Visentin, la quale ha pubblicato anche un volume molto interessante dal titolo “Natura & Colore: nuove prospettive dell’arte tintoria” che sarà presentato sabato prossimo, 22 maggio, alle 18. Domani, invece, dalle 9.45, sempre a Pinzano, nell’ambito di Passiparole 2021 si tratterà il tema, senza dubbio affascinante, “La produzione di colori per dipingere al naturale”.

Cipolle e lane colorate.

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Piante e colori, dunque. Non tutti sanno, infatti, che esistono sorprendenti possibilità naturali per colorare lane e tessuti, senza appunto ricorrere ai prodotti chimici. Tanto che a Pinzano Ennia Visentin, presentando il suo libro che è una vera e propria “miniera” di informazioni e curiosità su questo affascinante settore, spiegherà come è possibile tingere con l’utilizzo di alcune erbe particolari, addirittura con gli scarti delle potature, nonché con frutta e verdura, all’insegna della “sostenibilità”, una parola, quest’ultima, sempre più diffusa. La ricerca è pluriennale ed è bello e interessante che tutti possano conoscere la possibilità di ottenere una produzione di colori al 100 per cento naturale e una serie di tecniche innovative nei processi tintori. «Questo libro – spiega l’esperta – nasce dal percorso di lavoro e di studio sulle sostanze coloranti naturali sviluppato dall’autrice nel corso degli anni, collegando idealmente la tradizione antica ai nuovi orientamenti del settore. Da una breve descrizione della storia dell’arte tintoria, fino all’analisi di testi antichi e contemporanei sul tema, vengono offerte le riproduzioni di prove di tintura effettuate da esperti nazionali e stranieri oltre alle sperimentazioni personali. I testi sono strutturati in modo da fornire un ventaglio di informazioni pratiche per comprendere e mettere in atto l’intero processo tintorio, offrendo una carrellata che va dalle sostanze presenti negli antichi ricettari fino ai testi contemporanei».

Il Mulino di Borgo Ampiano.


«Per le ricette di tintura proposte – prosegue Ennia Visentin -, si pone fede a un modello di tintura eco-dermo-compatibile, sulla scia delle nuove richieste di mercato di prodotti che possano garantire caratteristiche di salubrità. L’intento generale è quello di diffondere l’utilizzo di sostanze naturali, atossiche e sicure per le persone e per l’ambiente sulla base di un approccio etico ed eco-sostenibile. Delineando un quadro generale della realtà locale, Friuli Occidentale, viene evidenziato come l’utilizzo dei colori naturali può contribuire a una nuova visione economica e sociale sul territorio. Particolare attenzione è rivolta verso materiali e pratiche che rispettino, oltre i principi di eco-compatibilità, anche il minimo impatto ambientale e utilizzino fonti rinnovabili. Gran parte delle ricette proposte riconducono all’utilizzo di materiali di scarto agricolo o sottoprodotti agroalimentari che opportunamente utilizzati possono essere una risorsa preziosissima».
Nelle premesse, avevamo fatto cenno alla cipolla rossa di Cavasso Nuovo e della Val Cosa, una varietà autoctona della Allium cepa L. che «in campo tintorio – annota ancora Ennia Visentin nel suo libro – regala molteplici gradazioni cromatiche. Stoffa di seta sottoposta alla tintura a strati, filati di lana tinti in giallo oro con le tuniche e campioni di varie fibre tessili con tonalità ramate e rosso mattone». Ricordiamo che questa specie coltivata soltanto in quest’angolo del Friuli Occidentale, per le sue peculiarità, è stata classificata da anni tra i Presidi Slow Food, trattandosi di una varietà molto pregiata per i suoi usi in cucina. E, come abbiamo visto, questa cipolla rossa non è buona soltanto sulle nostre tavole, quale componente di ricette tradizionali, ma anche quale interessante fonte di materia colorante naturale.

Per conoscere il programma completo e per le iscrizioni andare su: www.ecomuseolisaganis.it

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In copertina la tipica cipolla rossa di Cavasso Nuovo e della Val Cosa.

 

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