Sarà all’insegna del caffè e della conferma della lunga tradizione triestina in questo settore l’appuntamento, aperto al pubblico, che si terrà domani pomeriggio, 26 ottobre, con inizio alle ore 16, nella sala Maggiore della Camera di Commercio, al primo piano dello storico Palazzo della Borsa, e che avrà il suo momento centrale nella cerimonia di gemellaggio fra l’Associazione Museo del Caffè di Trieste e il grande Museu do Cafe di Santos, in Brasile. Cerimonia che vedrà come “attori” principali i vertici dell’associazione triestina e dell’importante istituzione culturale brasiliana rappresentata dal direttore esecutivo del “Museu” Alessandra Almeida, alla presenza anche di rappresentanti diplomatici dell’Ambasciata del Brasile a Roma e del Consolato Generale di Milano nonché dell’Amministrazione municipale triestina e della Regione Friuli Venezia Giulia, mentre il prefetto Annunziato Vardè ha dato il proprio ufficiale patrocinio all’iniziativa.
E mentre il gemellaggio fra le due realtà culturali vorrà sottolineare l’intento di ogni possibile maggior collaborazione reciproca, le presenze istituzionali saranno a ribadire tutta l’importanza di quel rapporto di lunga data fra Brasile e Trieste che contribuì non poco a fare della città una delle principali “capitali del caffè” a livello mondiale. Un rapporto che già nell’ormai lontano 1977 trovò una sua formale “consacrazione” nel gemellaggio fra le città di Trieste e di Santos (stabilito con delibera consiliare del Comune di Trieste e quindi suggellato con apposita cerimonia nella città-porto brasiliana, il 13 marzo 1978, dagli allora sindaci Marcello Spaccini e António Manoel de Carvalho).
Nel corso dell’incontro, come detto aperto a tutti i cittadini interessati, ci sarà anche una relazione dello studioso Bruno Vajente sui rapporti commerciali Trieste-Brasile e verrà proiettato un inedito cortometraggio degli anni ’70 sulla movimentazione del caffè brasiliano nel Porto di Trieste.
In questo ottobre triestino contrassegnato da numerosi importanti eventi legati al caffè, il gemellaggio di mercoledì costituirà un momento di particolare significato, nell’auspicio della continuità di un fondamentale ruolo commerciale e di una storia civile e imprenditoriale della città.

Preziosi reperti all’ente camerale.

Intanto, anche l’Associazione Museo del Caffè di Trieste ha convintamente aderito all’iniziativa per la candidatura all’Unesco del “rito del caffè espresso italiano quale patrimonio immateriale dell’umanità”, rilanciata nel corso di un’apposita riunione in sede ministeriale romana, tenutasi ai primi di settembre al Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
L’associazione Museo del Caffè di Trieste, il cui prioritario fine sociale è appunto la costituzione, in accordo con le Istituzioni cittadine, di un Museo degno di questo nome, dedicato alle testimonianze, oggetti, reperti e molteplici connessioni che hanno profondamente legato da secoli la “nera bevanda” alla storia, cultura ed economia di questa città emporiale, e perciò in grado di essere un “grande attrattore” di vaste attenzioni di turisti, curiosi, studiosi e appassionati del ramo, non poteva non essere in prima linea in questa azione congiunta e coordinata fra le più importanti realtà caffeicole del settore, nell’intento di fare di Trieste, ancora una volta – e in questo caso nell’ambito della più ampia candidatura nazionale all’Unesco – un “centro” di primaria importanza per tutto ciò che ruota attorno al “prezioso chicco”.
All’incontro all’Antico Caffè San Marco, che, in non casuale concomitanza con la “Giornata Internazionale del Caffè”, ha segnato di fatto l’avvio triestino della campagna di promozione di “Caffè patrimonio Unesco”, l’adesione dell’Associazione Museo del Caffè di Trieste è stata ribadita dal responsabile stampa dell’Amdc Fulvio Sabo che, portando il saluto del presidente Gianni Pistrini e del “vice” Doriano Simonato impossibilitati a presenziare, ha sottolineato l’opportunità di una iniziativa coordinata a livello nazionale, per la maggior forza della candidatura, pur mantenendo ben evidenti le diverse peculiarità nel modo di fare e di “vivere” il caffè, a seconda delle diverse appartenenze territoriali e culturali; esempio classico Napoli e Trieste, che però in occasioni come questa dovrebbero appunto “marciare” affiancate.
In apertura della presentazione della campagna, che si estrinsecherà nella raccolta di decine di migliaia di firme di cittadini e adesione di istituzioni in tutte le città d’Italia, allo scopo, come detto, di raggiungere l’ambizioso e non facile obiettivo della candidatura all’Unesco, sono intervenuti i due maggiori “promotori” triestini dell’iniziativa, il presidente dell’Associazione Caffè Trieste Fabrizio Polojaz e il presidente del Gruppo Italiano Torrefattori di Caffè (che raccoglie i ben 743 torrefattori d’Italia !), il triestino Omar Zidarich. Polojaz, che è anche coordinatore della cosiddetta “comunità emblematica” triestina, che organizza tutte le realtà caffeicole cittadine che partecipano allo sforzo comune per la candidatura Unesco, ha illustrato alcuni semplici ma efficaci “strumenti” divulgativi della campagna, in primis la bella brochure intitolata “Il viaggio del Caffè” che spiega in poche paginette tutto o quasi del magico chicco (le origini, la pianta, le qualità più famose, fino al trasporto, tostatura, confezionamento, miscelazione e modi diversi di degustazione, ivi comprese le famose “particolarità” triestine in questo campo), per concludere che un mezzo importante della candidatura sarà «far capire a tutti che il caffè, secondo la nostra visione triestina e italiana, non è solo una bevanda, pur pregiata, ma è prima di tutto un’arte, un modo di essere, un’occasione per stare assieme, un simbolo insomma dell’”italian way of life”».

Il presidente Gianni Pistrini.


Omar Zidarich dal canto suo ha illustrato il progetto e la particolare “Carta dei Valori del Rito del Caffè Espresso Italiano” che è a fondamento della candidatura: una vera e propria dichiarazione di intenti e di ideali che pone alla base di tutta l’”operazione” concetti come Socialità (del caffè), Solidarietà e Uguaglianza (il caffè è per sua natura “interclassista” e solidale, basti pensare alla pratica napoletana del “caffè sospeso”) e poi Identità (torna qui il concetto del “modo di vivere italiano”), Universalità e Inclusività, ma anche Tradizione, Ritualità (spesso un vero e proprio culto che si pratica, seguendo antiche regole, anche negli spazi domestici), Creatività e Sostenibilità (con obiettivi da indicare e da perseguire sia per quanto rigu