(g.l.) Il dossier Tocai è ormai chiuso da tanto tempo e non può essere riaperto. Parola di Stefano Zannier, titolare dell’agricoltura del Friuli Venezia Giulia. «Dopo oltre dodici anni dall’ultima pronuncia giuridica in merito, è perlomeno utopistico pensare di poter ritornare a usare la dicitura “Tocai” per quello che ormai in tutto il mondo viene chiamato “Friulano”. La Regione ha combattuto strenuamente per tutelare la denominazione “Tocai” ma quella sfida, purtroppo persa, appartiene al passato, quindi dobbiamo guardare al futuro e promuovere al meglio gli attuali prodotti del Friuli Venezia Giulia e non dare vita a battaglie di retroguardia che rischiano solo di alimentare false speranze».

Il Friulano (ex Tocai) fa discutere.

È questa, infatti, la posizione espressa dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari in merito alla possibilità, paventata da alcuni esponenti istituzionali – in particolare, come è noto, il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin, intervenuto alla presentazione della Festa del vino di Bertiolo -, di avviare un’azione politico-legale per recuperare il nome “Tocai” per il vino ora noto come “Friulano”. Zannier ha spiegato che «sia gli organi di giustizia dell’Unione europea sia la Corte costituzionale si sono espresse in maniera molto chiara rispettivamente a favore dell’Ungheria e del suo Tokaji e sull’impossibilità per la Regione di legiferare in una materia che ha riflessi sul commercio internazionale e comunitario e, ormai da anni, tutte le aziende vitivinicole del Friuli Venezia Giulia hanno investito risorse e promosso attraverso le etichette delle loro bottiglie il “Friulano”. Inoltre, per ridurre il disagio economico causato dal cambio di denominazione sono stati investiti per la promozione del “Friulano” oltre 10 milioni di euro, 8 dei quali di provenienza statale e 2 regionali». L’assessore ha quindi rimarcato che «al momento la Regione non ha alcuna evidenza dell’individuazione di nuovi elementi che potrebbero far ipotizzare una riapertura della questione, ma se altri esponenti hanno evidenza di aperture in tale senso da parte dell’Unione Europea dovrebbero segnalarle formalmente di modo da consentire di verificare la loro fondatezza per distinguere sentieri legalmente e istituzionalmente percorribili da illazioni e chiacchiere da bar».  Come tutti gli addetti del settore sanno, l’Ungheria, a sostegno della sua richiesta, aveva fatto leva sul nome geografico assonante con il nome del nostro storico bianco. Ma altrettanto il Friuli Venezia non aveva potuto fare, per cui – come osservavamo anche pochi giorni fa – sarebbe estremamente complesso e rischioso, dal punto di vista dei risultati ottenibili, riaprire la vertenza con i magiari e la stessa Unione Europea.
Sigillo, quindi, sulla questione Tocai – anche se l’adozione del nome alternativo “Friulano” non ha mai entusiasmato nessuno, sebbene fosse il migliore fra quelli individuati -, mentre dallo stesso esponente della Giunta regionale è venuto un convinto appello all’unità del settore, proprio nell’ottica di guardare avanti con senso propositivo. «Trovare una strada comune per promuovere in maniera unitaria il vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia al di fuori dei confini regionali, valorizzando le competenze che questa terra sa esprimere»: è questo infatti l’appello che ieri pomeriggio, Stefano Zannier, ha lanciato da Torreano di Cividale in occasione del brindisi organizzato dall’azienda agricola Valchiarò per festeggiare i 30 anni di attività. Per l’occasione è stato degustato il bianco Nexus, Friulano Doc Friuli Colli orientali a cui la guida Winesurf 2020 online e gratuita dei vini italiani 2020 ha assegnato il punteggio più alto in assoluto dopo aver degustato alla cieca 1403 bianchi provenienti da tutta Italia. Oltre a questo prestigioso premio – di cui a suo tempo avevamo riferito -, lo stesso vino ha ottenuto anche la “corona” (il massimo riconoscimento) della Guida Vinibuoni d’Italia 2020, considerata la “bibbia” per quanto concerne i vini da vitigni autoctoni, che sono stati protagonisti nel fine settimana alla Fiera regionale dei vini di Buttrio. Per questi risultati conseguiti, ma anche per la filosofia che anima l’azienda, l’assessore si è voluto pubblicamente complimentare con i soci.
Alla presenza di Lauro De Vincenti, socio e amministratore della Valchiarò, e del sindaco Roberto Sabbadini, l’esponente dell’esecutivo Fedriga ha poi voluto porre l’attenzione sulla necessità di fare massa critica per promuovere l’intero settore vitivinicolo al di fuori del Friuli Venezia Giulia «attraverso un percorso – ha detto Zannier – che aggreghi più produttori intorno a questo progetto. Non possiamo più andare in ordine sparso, ma c’è necessità di unire le forze e trovare coesione, mettendo da parte alcune peculiarità in nome di un’immagine collettiva capace di portare benefici all’intero comparto». Su questo aspetto – ha osservato – i Colli orientali (c’era anche il presidente Paolo Valle) sono «un’area illuminata, perché il Consorzio mette assieme la qualità del prodotto con la necessità di rafforzarne la commercializzazione collocando i vini sul mercato al giusto prezzo».
«Oltre alla promozione unitaria – ha evidenziato infine il titolare dell’agricoltura Fvg – il progetto deve prevedere un altro step; è necessario infatti attivare un percorso che permetta di valutare in modo oggettivo gli investimenti compiuti, misurare il risultato che si porta a casa in termini di riconoscibilità dei nostri prodotti sui mercati interni ed internazionali, ed infine quotare quale sia il ritorno delle aziende che intendono partecipare a questo percorso. Tutto ciò non si fa in poco tempo, ma in questa seconda parte della legislatura cercheremo di spingere il piede sull’acceleratore per raggiungere questi obiettivi».

Grappoli di Tocai friulano.

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In copertina, l’assessore regionale Stefano Zannier ieri pomeriggio a Torreano.

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