«Il Brda-Collio ha tutti gli elementi per ottenere il riconoscimento di patrimonio dell’umanità. Citando Draghi, anche io sento il dovere di dichiarare “whatever it takes”, la Regione ed io personalmente faremo qualunque cosa sia necessaria». È quanto ha affermato l’assessore regionale alla Cultura, Tiziana Gibelli, a chiusura della seduta dell’ufficio di presidenza della V commissione consiliare che, come informa Arc, si è riunito a Capriva del Friuli per le audizioni in merito alla candidatura Unesco del Brda-Collio. «Il lavoro scientifico ha avuto delle difficoltà tecniche iniziali, ma ora ha preso la rotta giusta, dimostrando che questo territorio merita il riconoscimento. Adesso abbiamo un dossier di candidatura di assoluto livello. Il Friuli Venezia Giulia è pronto, assieme al partner sloveno, a proseguire verso la candidatura alla tentative list. Ora è il momento della diplomazia ed entro il mese di ottobre avremo chiarezza sulla situazione. Ci auguriamo che il percorso possa essere completato così com’è iniziato con la partnership Slovenia Friuli Venezia Giulia, ma, qualora vi fossero problemi, noi proseguiremo comunque verso la tentative list».

La riunione di Capriva.

Presieduta dal consigliere regionale Diego Bernardis, già sindaco di Dolegna del Collio e convinto promotore dell’iniziativa per il riconoscimento alla zona collinare a cavallo del confine italo-sloveno il titolo di Patrimonio dell’Umanità, la seduta della Commissione è stata l’occasione per illustrare lo stato della ricerca svolta dal Comitato tecnico ristretto composto da Francesco Marangon, Lucia Pillon, Stefano Cosma e Federico Pizzin. In questa fase, il lavoro è finalizzato all’ingresso nella tentative list del Centro del patrimonio mondiale Unesco, nella sezione dei beni culturali transfrontalieri. La tentative list italiana contiene attualmente 43 candidature (alcune di vecchia data altre recenti), ma questa, ulteriore, è una delle poche transfrontaliere. La denominazione della candidatura si compone delle tre diciture in sloveno, italiano e friulano Brda/Collio/Cuei che identificano il territorio collinare appunto tra Italia e Slovenia.
I criteri, tra quelli definiti dall’Unesco, a cui la candidatura afferisce, sono relativi alla straordinarietà di un insieme tecnologico e di un paesaggio che illustri uno o più importanti fasi nella storia umana e l’eccezionalità di interazione tra l’uomo e l’ambiente. Il lavoro si sta concentrando su elementi quali l’ubicazione geografica e il clima specifico, le particolarità geologiche, le caratteristiche ed eccezionalità tecnologiche, la lavorazione agricola e la resilienza. In questo approccio scientifico assume valenza particolare il terrazzamento del Collio che qui ha la tipica denominazione di “ronco”. Questo paesaggio rurale trova denominazioni specifiche in tre Catasti settecenteschi, quello teresiano, quello dell’Ufficio tavolare e il Catasto giuseppino. Ma l’opera più sistematica ed uniforme va ricondotta al Catasto dei secoli XIX e XX avviato da Napoleone nel 1807 e proseguito con l’operato dell’imperatore Francesco I d’Austria, le cui mappe sono custodite all’Archivio di Stato di Gorizia.

Intanto, due famosi vignaioli del Collio saranno protagonisti oggi a Topolò, il piccolo paese delle Valli del Natisone, in Comune di Grimacco, postosi in evidenza in questi anni per le sue iniziative culturali. Tutto è pronto, infatti, per l’evento “zero” di Ikarus annunciato per il pomeriggio odierno: un piccolo assaggio del Festival che prenderà il via ufficiale a settembre. Dalle 17, infatti, saranno sulla scena di Stazione Topolò due “genius loci” del territorio collinare goriziano, Joško Sirk, il patron della Subida di Cormons, e Joško Gravner, il vignaiolo controcorrente di Oslavia famoso nel mondo per i suoi vini nati secondo natura.

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In copertina e qui sopra immagini del Collio italiano e di quello sloveno.

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