di Claudio Fabbro

Già il fatto di aver mutuato frasi lette o ascoltate in altre sedi o momenti conferma che la certezza, ma anche la fantasia, in questo momento non viaggiano col turbo, bensì con un modesto “Landini a testa calda“, trattore probabilmente sconosciuto al millennial, salvo chi va ancora in qualche museo di agricoltura di persona e non sui social.  E poi c’è il “Coronavirus” che – chi va di fretta (oggi? per andare dove?) preferisce “Covid-19” – sta segnando un momento epocale fra prima (che fra un elicottero e un drone già ci sembrava futuro) e dopo, cioè quanto ci aspetta al varco, senza sapere chi e cosa sia.
Viaggiare nel buio a fari spenti crea angoscia; se insisti o trovi il fossato o il palo della luce. Pertanto, quanto leggeremo in futuro su questa esperienza virale traumatica ed imprevista invaderà le edicole, che fino a pochi mesi fa hanno vissuto bene riproponendo scritti relativi a due altri traumi e cioè la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Ovviamente, spunteranno santoni che già lo avevano previsto, leggendo la mano o l’oroscopo altrui. Quindi ci sarà lavoro per molti faccendieri.

Vicina l’ora dei primi trattamenti.

Cantina a “chilometro zero”

Ma ci sarà lavoro anche per altre categorie, quali gli avvocati ed i magistrati (con ben quattro autodichiarazioni, elasticamente interpretabili, in un mese è inevitabile che le sanzioni, a fine pandemia, supereranno il numero dei contagiati!).
Grande lavoro anche per psicanalisti, psicoterapeuti e psichiatri (ogni riferimento al grande Basaglia è puramente casuale).
Dovranno lavorare sodo anche i dietologi, poiché in un piccolo appartamento con un grande frigo il percorso avviene in automatico.
Se poi la cantina è a “chilometro zero” allora il cerchio si chiude.
Infine, le Pompe funebri: ora stanno lavorando alla grande; in futuro ancora di più.
Previsioni pessimistiche o realistiche? Parliamone.

Malattie funginee sempre in agguato.

Quando raccogliere: 2021?

Ma torniamo al Vigneto Friuli a noi più familiare della psicanalisi. Nelle vigne, dopo le potature, in aprile già si stanno preparando gli atomizzatori, dosando gli anticrittogamici per i primi trattamenti contro Oidio e Peronospora che alla prossima precipitazione (regola dei “tre 10″… cioè 10 gradi di temperatura, 10 mm di pioggia e 10 cm dei germogli) presenteranno il conto.
E con i trattamenti si dovrà andare avanti fino a luglio, con una coda forse in agosto (ma fra “viti resistenti” e cambiamenti climatici in futuro probabilmente si vendemmierà ai primi di agosto, non solo per farne bollicine…).
Dunque, fra tre-quattro mesi, il vignaiolo dovrà aggiungere al vino di cui ha le cantine già piene a metà (ovvio, se il cliente beve il doppio – ma solo in casa, con enoteche e trattorie ko -, ma deve ancora saldare): è il caso di riflettere cosa fare della vendemmia 2020.
Quindi già si interroga: gli conviene continuare a fare costose irrorazioni e farsi fare preventivi per nuove vasche inox, che dovrà collocare in giardino avendo già le cantine full, oppure riflettere se rinunciare al prossimo raccolto e pensare già al 2021?
Questa sarebbe una scelta epocale, drammatica, storicamente non nota (almeno a me).
E se poi tutto si normalizza, come potrà vivere la vite, seppur ben trattata, reggendo quei meravigliosi grappoli mai raccolti?
Interrogativi cui chi scrive non è in grado di rispondere, ma sono ipotesi da non scartare.
Conclusioni, ovviamente, non è il caso di trarne.

E poi d’estate bisogna irrigare.

Ma c’è la creatività

La creatività e la voglia di andare comunque avanti, soprattutto nelle aziende che hanno forze giovani ed hanno saputo ben gestire il ricambio generazionale, è stata ed è, in questa occasione, ammirevole. Basti pensare alle piccole e medie aziende vitivinicole che stanno facendo consegne a domicilio h 24, agli anziani che hanno sempre schivato cellulari e computer ed ora, soccorsi dai nipoti, loro malgrado si ritrovano sulla tastiera davanti al monitor, invece di godersi “Linea Verde “ o speciali radiotelevisivi del genere a loro più familiari, nazionali o nostrani.
Scoprono, nella neo lingua, che frontale è sostituito da remoto!
Mancano tremendamente, dopo una giornata in vigna, la partita a carte, la bottiglia in compagnia, il confronto su politica, squadra di calcio del cuore e conversazioni tradizionali per chi vive ed ama il mondo contadino. Un comparto, questo, che per gli ampi spazi in cui si muove l’agricoltore (vuoi mettere la triste vita condominiale!), per la manualità quotidiana e per i tanti interessi che offre la natura dovrebbe essere l’ultimo ad entrare in depressione.
Almeno così si spera!

Claudio Fabbro però invita a sperare.

info@claudiofabbro.it

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In copertina, la vite durante il “pianto”: fase conclusa che lascia spazio alla ripresa vegetativa.

(Foto di Claudio Fabbro)

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