di Claudio Soranzo

NIMIS – Lo hanno chiamato “Magnificat” e dopo averlo assaggiato più volte, abbinato a pietanze e degustato in un calice largo e piatto che ne ha esaltato sapori e profumi, abbiamo concluso che il nome è davvero azzeccato. L’ultimo nato nelle Cantine Gori, a Nimis, è la grande novità del 2019, uno spumante vinificato con il Metodo Classico, che racchiude l’eccellenza ed esprime al contempo la gioia per il risultato raggiunto, dopo anni di studio e lavoro.
“Magnificat” entra così da protagonista nella lista dei vini di Cantine Gori, poste all’estremo lembo dei Colli orientali del Friuli, e soltanto in versione magnum, con bottiglie modello champagnotta da un litro e mezzo, che ne rendono l’evoluzione più stabile e protetta e ne esaltano le caratteristiche sensoriali. Un formato perfetto per uno spumante pensato per accompagnare grandi occasioni, rendere speciali momenti conviviali o diventare un dono oltremodo gradito.
La cuvée di Pinot nero al 60 per cento e Chardonnay al 40, uvaggi tipici dei Colli friulani, esprime al meglio un “terroir” da sempre votato alla produzione di vino e al quale le Cantine Gori sono profondamente legate. Quindi si può affermare che l’eccellenza di “Magnificat” nasca sul campo e poi cresca con un metodo di spumantizzazione totalmente artigianale.

Ma come avviene tutto ciò? E’ presto detto: si inizia con la raccolta, orientata tra gli ultimi giorni di agosto e i primi di settembre e, come per i vini fermi, viene eseguita manualmente in piccole cassette da 20 chili, poi si procede con la selezione effettuata con soffice diraspatura sul tavolo di cernita e si continua con la fermentazione in vasche d’acciaio. Quindi, l’imbottigliamento, fino alla sboccatura manuale, dopo una permanenza sui lieviti di almeno 24 mesi. Infine, niente zucchero o liqueur d’expédition, ma solo spumante della stessa cuvée per ottenere un “dosaggio zero” dal residuo zuccherino minimo, un gusto secco, elegante e naturale, sempre più apprezzato non solo dai wine lover, ma anche dai consumatori occasionali.
Abbiamo scritto naturale perché questa è una delle parole d’ordine di Cantine Gori, che quest’anno – proprio nel 10° anniversario della messa a dimora dei vigneti – ha festeggiato la prima vendemmia certificata biologica e ha potuto così celebrarla con le sue prime bollicine.

All’inaugurazione del nuovo prodotto, accanto al “Magnificat” è sfilata l’intera collezione di bianchi fermi firmati Cantine Gori: il Friulano, pura espressione del territorio, lo Chardonnay, frutto di un vitigno internazionale che trova da noi un habitat adatto, diventando così uno dei più caratteristici vini bianchi della regione; il Sauvignon, un altro vitigno internazionale che, grazie alle frequenti escursioni termiche giornaliere e al terreno fresco e asciutto, esalta le proprie caratteristiche. Infine, la Ribolla gialla, che nasce da un’uva autoctona conosciuta nel 1300 e da allora presente sulla tavola del Doge di Venezia, che in collina trova la sua collocazione ottimale.

Le Cantine Gori, sorte dall’amore per la terra e dalla volontà di valorizzarla, preservandone le caratteristiche che la rendono così unica e speciale, sono una realtà in grado di unire innovazione e tradizione, mettendo al primo posto la qualità e il rispetto per l’ambiente che la circonda. Oggi l’azienda produce tra le 60 e le 70mila bottiglie, con una resa di 50 quintali per ettaro: una scelta che privilegia la qualità e rende unico il prodotto. Nel 2019 la filosofia che da sempre contraddistingue le Cantine Gori ha maturato la prima vendemmia certificata biologica. Un attestato che parla di rispetto e dedizione per un territorio, per l’ambiente, per il vino e – per ultimo, ma non meno importante – per chi lo consuma.

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In copertina e all’interno le botti d’invecchiamento e i vini bianchi Gori con l’etichetta di “Magnificat”.

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